7. ottobre 2014

Cinema & moda, un binomio che segna la storia

Il mondo del cinema e quello della moda si intersecano da sempre, ed oggi ho deciso di regalarvi… una carrellata di emozioni!

Premetto subito che sarò costretta a soprassedere su VALENTINO – THE LAST EMPEROR, DI MATT TYRNAUER (2008) e su COCO AVANT CHANEL, DI ANNE FONTAINE (2008) altrimenti… non ne usciamo! Troppi spunti, troppe suggestioni, troppe emozioni…

Ed allora, IL DIAVOLO VESTE PRADA, DI DAVID FRANKEL (2006), che avrete visto tutte:

“Oh, non essere ridicola, Andrea! Tutti vogliono questa vita. Tutti vogliono essere noi. “

Non c’è niente da fare: ogni volta che rivedo il film e riascolto questa frase sono subito Andrea, seconda assistente di Miranda Priestly (Meryl Streep), direttrice della prestigiosa rivista di moda Runway (per il ruolo di Mirandaè chiara l’ispirazione ad Anna Wintour, caporedattrice di Vogue).

E poi, ovvio, COLAZIONE DA TIFFANY, DI BLAKE EDWARDS: era il 1961 eppure, ancora oggi, il tubino nero creato da Givenchy e indossato da Audrey Hepburn è considerato un classico senza tempo, un mix di eleganza e classe, come lo era anche l’indimenticabile Audrey.

Asciugo la lacrima di commozione, e mi viene in mente IL CIGNO NERO, DI DARREN ARONOFSKY (2010), perché gli abiti di scena sono stati disegnati dalle sorelle Mulleavy di Rodarte, in collaborazione con Swarovski. Attratte dalle stile goticosi sono ispirate ad una sorta di uccello meccanico dal petto imbottito in velluto e ricami floreali, a loro volta ricoperti dal buratto a guisa di ragnatela. E poi la palette di neri, grigi e blu usata per i tutù di Lilly (Mila Kunis), le tonalità tenui del rosa e del bianco abbinati al carattere e agli abiti di Nina…

 Vado di corsa, ma devo segnalarvi A SINGLE MAN, DI TOM FORD (2009), perché il debutto alla regia dello stilista texano è davvero super, e logicamente I LOVE SHOPPING, DI P.J. HOGAN (2009), perché… non è solo un titolo da cinema, è una confessione!

Rullo di tamburi: AMERICAN GIGOLÒ, DI PAUL SCHRADER (1980). È ormai storia del cinema (e della moda) la scena della preparazione di Julian (Richard Gere), con la selezione degli abiti adagiati sul letto, la scelta sapiente di accessori e abbinamenti di colore. Tutto firmato Giorgio Armani. Forse la più riuscita promozione di un brand attraverso il cinema…

Ehi, ci siete ancora?

 IL GRANDE GATSBY, DI BAZ LUHRMANN (2013):

Catherine Martin, costumista del film, ha vinto l’Oscar anche grazie a Miuccia Prada, che ha reinventato  la “ruggente” estetica jazz con una carrellata di oltre 40 modelli da cocktail e da sera: abiti in seta vibranti, ricamati di frange, lustrini, cristalli e paillettes; pezzi in toni da gioiello, ripresi da collezioni passate e riaccessoriati per sembrare più verosimilmente d’epoca.

 Ora però, il gran finale: concedetemi quel pizzico di autogratificazione di cui noi cinema addicted abbiamo sempre bisogno!

BELLA DI GIORNO, DI LUIS BUNUEL (1967): tutti gli abiti che indossa Catherine Deneuve sono creati a posta da Yves Saint Laurent, e contribuiscono a delineare il personaggio e a sottolineare il doppio registro narrativo che si dipana tra sogno e realtà:

– nella vita reale Séverine indossa abiti molto castigati, cappotti e soprabiti rigorosi, doppiopetto abbottonatissimi che rimandano allo stile militare. Rigore, chiusura e adesione alle regole sociali borghesi.

– nel sogno invece, dove Séverine appaga i propri desideri  repressi, prevale il colore rosso, simbolo della passione, del desiderio e della vergogna.

Semplicemente, geniale.

Come dice Miranda… “È tutto!”


tutti gli articoli

tutti gli articoli sull'argomento STORIES, TRENDS

scrivi un commento

* campo obbligatorio

*